Il 20 dicembre 2006, alle 14,15, Harald Berger il tre volte campione del mondo di ice climbing austriaco è stato travolto e ucciso dal crollo di un’immensa quantità di ghiaccio mentre stava arrampicando sugli strapiombi della Eiskapelle vicino Hintersee (Flachgau), Salisburgo.
Chi ha visto arrampicare o gareggiare Harry non può dimenticarlo: lui era un principe della scalata, su ghiaccio e su roccia. A chi lo conosceva mancherà la sua passione.
Albert Leichtfried, grande amico di Hari, ci ha informati che il 21 dicembre è nata Zoe, figlia di Harald e Kirsten Buchmann, e lancia il seguente appello: “Per migliore la sitazione critica di Kirsten e della figlia Zoe gli amici di Hari e l’Associazione delle Guide Alpine austriache hanno istituito due fondi. Per maggior informazioni cliccate qui. Per favore aiutatele almeno in una delle loro preoccupazioni! Grazie”
Ecco il ricordo di Simone Moro:
PER HARALD BERGER
di Simone Moro
“Era spento il telefonino, mi ero reso irraggiungibile a causa dei mille impegni di queste ore che precedono la mia partenza in Karakorum. Volevo concentrarmi sulle ultime cose riguardanti la comunicazione, internet, gli apparati satellitari. Appena ho però riallacciato i contatti con il mondo, verso sera, mi è piombato addosso il macigno. A me ha lasciato senza parole, senza respiro per alcuni interminabili istanti. Ad Harald Berger il blocco gigantesco di ghiaccio che gli è piombato addosso alle 14:15 a Flachgau, vicino a Salzburg, non ha invece lasciato scampo. Tra poche ore sarebbe diventato padre… Sotto 150 tonnellate di ghiaccio si è fermato tutto. Per sempre.
Quando muore un amico, qualcuno che si è conosciuto, con cui si è lavorato, che si è incontrato fino a pochi giorni fa e sentito per telefono e per email da poche ore, ci si accorge di quanto fragili ed effimere sono le corde a cui sono appesi i nostri destini. Harald non era voluto venire in Messico due settimane fa per uno sponsor comune, per non lasciare la compagna a casa da sola, non era venuto a Chamonix per lo stesso motivo. Non aveva quasi più fatto base jumping per non rischiare, si era insomma premunito di stare lontano dai pericoli e si era prefissato di stare a casa il 2007 senza progettare viaggi lontani. Non serve però cercare riparo, protezione perché il destino anche questa volta ha viaggiato su altre frequenza, e logiche diverse.
Harald era davvero un atleta, un uomo formidabile, attento. Nonostante 3 coppe del mondo di ice climbing vinte, aveva voglia di imparare, di ascoltare e non solo di mostrare e dimostrare. Roccia, ghiaccio, aria, erano gli elementi dove sognava e aveva fatto anche sognare. Oggi dobbiamo viveri solo di questi. Sogni e pensieri. Perché la realtà è che Harald ha chiuso il libro della sua vita, dopo 34 anni di pagine scritte e tanta voglia e tante idee per scriverne ancora, esaltanti e piene. Non esiste un finale, una morale, una spiegazione con cui si posa chiudere le riflessioni, far accettare quello che è successo in modo così crudele ad Hari, alla sua compagna e al bimbo che tra pochissimo nascerà.
Ancora una volta constato che la vita va vissuta davvero tutta, intensamente ed in ogni attimo senza relegare troppo nel futuro i nostri spazi ed momenti esaltanti,pieni. Un saluto ed una preghiera è l’unica cosa che riesco a fare oggi per te. Stare vicino alla tua compagna e al tuo piccolo che verrà, è invece ciò che possiamo prometterti nel nostro saluto. Ciao Harald”
Simone Moro
nella foto harald Berger in azione a Daone nell’Ice Master (ph Giulio Malfer)
Harald “Harry” Berger
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